Come lavoro
Spazio, Ascolto, Relazione.
Tre punti da cui partire.
Prima ancora di parlare di tecniche o interpretazioni, un percorso psicologico ha bisogno di alcune condizioni che permettano alla persona di fermarsi, raccontarsi e iniziare a comprendere ciò che sta vivendo. Non sono passaggi da seguire in ordine né una formula valida per tutti: sono la base sulla quale può costruirsi, nel tempo, un percorso di conoscenza e comprensione di sé.
Un luogo in cui non dover essere altrove.
Lo spazio psicologico non coincide soltanto con una stanza. È un tempo e un luogo riservati alla persona, con confini, continuità e regole che rendono possibile fermarsi su ciò che, nella vita quotidiana, spesso non trova abbastanza spazio.
Il setting serve anche a questo: creare una cornice sufficientemente stabile e protetta nella quale poter portare pensieri, emozioni, dubbi e contraddizioni senza la necessità di risolverli immediatamente. Avere uno spazio per sé permette, poco alla volta, di creare anche uno spazio dentro di sé per pensare a ciò che sta accadendo.
Le parole raccontano. Ma non sono le sole a farlo.
Ascoltare non significa semplicemente rimanere in silenzio mentre qualcuno parla. Significa prestare attenzione alle parole, ma anche alle emozioni che le accompagnano, alle pause, alle contraddizioni e a ciò che ritorna nel racconto.
È un ascolto che non parte dal giudizio né dalla necessità di dare subito un consiglio o una spiegazione. Alcuni significati hanno bisogno di tempo per emergere. Essere ascoltati può permettere di ascoltarsi diversamente, riconoscendo aspetti di sé e della propria storia che prima erano difficili da vedere o da mettere in parole.
Ciò che accade tra due persone può raccontare qualcosa di entrambe.
La relazione è il luogo in cui spazio e ascolto prendono vita. La fiducia non è qualcosa che si può chiedere all’inizio di un percorso: si costruisce nel tempo, attraverso continuità, rispetto e possibilità di sentirsi accolti senza essere giudicati.
In un orientamento psicoanalitico, inoltre, la relazione non è soltanto lo sfondo nel quale si parla di ciò che accade fuori dallo studio. Anche ciò che prende forma nell’incontro — il modo di avvicinarsi, prendere distanza, fidarsi, proteggersi o sentirsi compresi — può diventare qualcosa da osservare e pensare insieme. A volte, il modo in cui stiamo con qualcuno ci aiuta a comprendere il modo in cui stiamo con noi stessi e con gli altri.
Le cose pratiche
Quanto dura un colloquio
Un colloquio individuale dura circa 1 ora.
Com’è il primo colloquio
È già un incontro professionale, con la stessa durata e la stessa tariffa degli incontri successivi. Serve a conoscerci, comprendere cosa ti porta a chiedere aiuto e valutare insieme come procedere. Non devi sapere già cosa dire: puoi partire da ciò che ti ha portato a chiedere un appuntamento, anche se è ancora confuso o difficile da spiegare.
Con quale frequenza ci si incontra
La frequenza viene concordata sulla base delle esigenze e del tipo di percorso. In molti casi gli incontri hanno cadenza settimanale, ma non esiste una regola identica per tutti.
Cosa succede a quello che racconto
Sono tenuto al segreto professionale e alla tutela della riservatezza, nei limiti e secondo le condizioni previste dalla legge e dal Codice Deontologico. Questi aspetti vengono chiariti anche all’inizio del percorso.
Posso interrompere il percorso?
Sì. Il percorso non è un vincolo. Se senti il bisogno di interrompere o se qualcosa non ti convince, è utile poterne parlare insieme.
Come capisco se sei lo psicologo giusto per me?
Non è qualcosa che si può stabilire leggendo un sito. Il primo colloquio serve anche a questo: conoscerci e capire se esistono le condizioni per costruire insieme un percorso.